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Quaderno Cipec Numero 58  Ottobre 2017   Torna alle categorie

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Quaderno Cipec N. 58 Ernesto Che Guevara nel Cinquantesimo anniversario della morte

Quaderno CIPEC N. 58

ERNESTO CHE GUEVARA
 














Indice generale

Introduzione 5

Che Guevara a 25 anni dalla morte 7

30 anni dopo, Che Guevara 9

Profilo biografico 10

Da leggere Da non leggere 11

Il Collettivo Storici Strada Maggiore 14

40 anni senza il Che 15

Ernesto Che Guevara: Il pensiero e l’opera 28

Che Guevara e il ’68 italiano 33

Il “Che”: immagini e letture 41

Lettere ai genitori e ai figli del Che 57

 

 

 

Introduzione

 

Sono passati cinquant'anni dalla morte del Che.

Chi ha la mia età, o più (o poco di meno) ricorda lo sgomento, l'angoscia, il dolore, con cui apprendemmo la notizia, la pietà e la rabbia con cui guardammo l'immagine del suo corpo, mostrato come una preda da coloro che lo avevano ucciso.

Del Che conoscevamo poco. Qualcuno di noi lo avrebbe conosciuto e studiato nel periodo successivo. Colpivano però il sacrificio, il coraggio, l'eroismo condotto sino all'estremo, la coerenza totale.

A partire dal ventesimo anniversario della morte (come per Gramsci e per Rosa Luxemburg si ricordano sempre i decennali della scomparsa) ho svolto decine di incontri pubblici per ricordare, illustrare, spiegare far conoscere la figura del rivoluzionario latinoamericano.

Per una fase, pur in una lettura non apologetica, ma anche critica della realtà cubana, questi si sono intrecciati con assemblee in cui relazionavo sulla storia dell'isola, chiedendo, al di là di qualunque giudizio sui decenni di castrismo, la fine dell'ignobile blocco economico che dal 1961 viene praticato contro questo piccolo stato.

Ne ricordo in particolare una, affollatissima, in cui suonava il gruppo dell'amico cantautore Gianmaria (per me Gian) Testa, da poco prematuramente scomparso, per contribuire alla campagna Un barile di petrolio per Cuba, contro lo strangolamento economico-politico- culturale dell'Isla grande.

Con sorpresa iniziale e con conferme successive, tutti gli incontri sul Che non si svolgevano solamente come appuntamento di nostalgici che ricordavano un fatto avvenuto nel corso della loro giovinezza, ma come assemblee partecipate da un pubblico vario per età, partecipe, interessato ad andare oltre il mito e i suoi aspetti esteriori (spille, magliette, gadget vari...). Ricordo sempre con gioia il bellissimo dibattito a Schio (Vicenza), nel 2007, cui ero stato chiamato, all'ultimo istante, per sostituire il grande Gino Donè, unico italiano nella spedizione del Granma, allora anziano e malato.

Questa partecipazione è continuata nel lungo periodo successivo, pur nello sfarinamento, non solamente organizzativo ed elettorale, delle formazioni di sinistra. Anzi, la crisi della politica, l'assenza di riferimenti e punti fermi ha visto rivalutare sempre maggiormente una figura che appare pura, limpida, senza macchia, segnata da onestà e coerenza totali.

Questo quaderno n. 58 (il primo è del 1995), sesto della nuova seria, iniziata dopo una breve interruzione, esce in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della morte.

Stanno uscendo moltissimi materiali di valore diverso, da testi di grande approfondimento storico ad altri che cercano di sfruttare l'occasione per ritagliarsi una fetta nelle vendite e non aiutano certo nel difficile compito di contestualizzare una grande figura, di compiere un bilancio, di cogliere elementi di attualità, utili oggi, al di là di qualunque mitologia, ma soprattutto di qualunque condanna aprioristica tanto comune in analisi pseudo storiografiche che ripetono falsità e luoghi comuni.

Queste pagine non possono certamente competere con testi più documentati e “paludati”. Ho semplicemente raccolto scritti comparsi negli anni.

- Il primo è una rassegna scritta in occasione del venticinquesimo dalla morte e comparsa sulla rivista dell'Istituto storico della Resistenza di Cuneo.

- Segue uno scritto più breve uscito sul primo numero (autunno 1997) di “Alternative Europa”, bella rivista cui ho collaborato, per la parte storica, con altri storici dilettanti (usavamo ironicamente l'espressione storici dai piedi scalzi, coniata da una similare, usata nella rivoluzione culturale cinese). Ricordo ancora con orrore le levatacce per partecipare ai due incontri mensili (uno a Bologna, uno a Firenze), ma con piacere la collaborazione con amici ed amiche, nella convinzione dell'utilità di una piccola militanza culturale. È un peccato che il genocidio culturale degli ultimi anni abbia visto scomparire tutte le riviste che hanno modestamente tentato un lavoro di riflessione politico-culturale fuori dal coro.

- Il terzo brano è lo schema della relazione svolta in alcune assemblee pubbliche. È ovviamente di parte e svolge una tesi: il Che è un marxista critico la cui figura non si può ridurre alle celebrazioni, che non può essere imbalsamata, ma la cui attualità riposa sull'internazionalismo e sul tentativo di uscire dai limiti dei modelli di costruzione del socialismo praticati in URSS ed anche in Cina. È comparso in un precedente numero di questi quaderni, ma, per il cinquantenario, repetita iuvant.

Con piacere ripubblichiamo una relazione di Gianni Alasia, che ricordiamo sempre con grande affetto, su Guevara. Alasia ha avuto l’occasione di incontrare il Che a Cuba in occasione di un viaggio di solidarietà e studio.

- Ancora, pubblico la trascrizione di una mia relazione svolta ad un seminario a Bellaria (settembre 1997) su come il '68 italiano (riviste, giornali, formazioni politiche...) abbia compreso, recepito, interpretato il Che, prima e dopo la sua morte. Il testo è comparso sul n. 158 del Notiziario del Centro di documentazione di Pistoia, quello, forse, che con maggiore continuità e puntualità, prosegue il necessario lavoro, di raccolta, catalogazione, interpretazione del materiale e di una stagione.

- Per ultimo, un saggio sull'immagine del Che e sulle tante interpretazioni sviluppatesi nel tempo. È comparso nel bel libro La paura e l'utopia. Saggi sulla comunicazione politica contemporanea, a cura di Fabrizio Billi, Milano, Punto rosso, 2001, frutto del lavoro del nostro collettivo di “storici”. Il saggio intreccia le interpretazioni storiografiche con cinema, canzoni... elementi che hanno contribuito a costruire, nei decenni, l'immagine del Che.

Infine alcune delle commoventi lettere scritte dal Che prima di lasciare Cuba per tentare di aprire in altri luoghi del mondo nuovi fronti rivoluzionari.

I testi sono riprodotti “filologicamente”, così come sono usciti in anni ormai lontani. Sono quindi datati e presentano, come noterà chi abbia voglia di leggerli, ripetizioni. Sono inoltre poco aggiornati al dibattito e ai contributi comparsi negli ultimi anni.

Costituiscono, comunque, uno strumento non apologetico, ma critico e documentato, per chiunque intenda avvicinarsi alla vita, al pensiero e all'opera di questa grande figura.

Come cantò Carlos Puebla: Hasta siempre, comandante.

Nel prossimo quaderno 59 proporremo un magnifico scritto su Guevara di Frei Betto.

 

Sergio Dalmasso